Violenza: comprenderla
e trasformarla

Nessuno nasce violento

Non so se l’uomo per natura sia violento o meno: chi ha questa certezza? Quello che ho come certezza è che siamo inseriti in un sistema che richiede la competizione, il prevalere uno sull’altro, l’uso della forza per sostenere certi interessi, esiste una cultura che predica la violenza.
Il punto non è su chi ha ragione, ma quanta energia metto in direzione di costruire relazioni basate sul rispetto e quanto invece basate sul prevaricare sull’altro? Ognuno di noi ha questa responsabilità. Offro questa opportunità alla gente di cercare di comprendere cosa c’è dietro alla violenza perché questo mi renderebbe felice nel sapere di aver contribuito a rendere meno violento il mondo.
Diversi anni fa, c’era una pubblicità in televisione per reclamizzare un detersivo e nello sketch compariva un pulcino nero, ma in realtà era solo sporco: <tu non sei nero, sei solo sporco!> Ecco, anche il violento, non è violento, e solo ‘sporco’ cioè, è diventato violento, si crede di essere violento, ha commesso un atto violento, ma può cambiare, può essere ‘lavato’ e diventare mite, mansueto, rispettoso di sé e dell’altro. E’ solo una nostra scelta cosa essere. Molte volte, è proprio il modo in cui si cerca di gestire il proprio dolore che porta come risultato a provocare altro dolore nell’altro/a.

La vera giustizia è prevenire, non punire

A me importa poco se una persona prende 20 o 30 anni di carcere, a me interessa che il reato commesso non venga più commesso o ridotto. A me importa ridurre il dolore, ridurre la sofferenza. Una volta diedi una sberla a mio figlio, poi, mi resi conto di ciò che avevo provocato e dissi: <Andrea, ridammi la sberla che ti ho dato io> e lui: <No papà, tu mi hai fatto male e non voglio fare male anche a te>. Se un uomo strupa una donna, a me non interessano gli anni di carcere che prenderà, a me interessa che mia nipote e altre donne non vengono strupate e la mia energia va in questo senso con la consapevolezza e la certezza, che la punizione, il carcere, non risolverà il problema. Come posso fare affinché un uomo possa soddisfare il suo bisogno di espressione sessuale senza che imponga il suo volere su una donna? Questo è ciò che vorrei che avvenisse. Offrire alla persona le tante opportunità che ha per soddisfare il suo bisogno di espressione sessuale nel rispetto suo e dell’altro.

Maurizio Cavagna

Apriamoci ad uno sguardo più ampio

Sappiamo che molte volte agisce l’inconscio, siamo pilotati da lui e quindi dobbiamo chiederci: «chi sto cercando con questo comportamento? A chi sto dando questa sberla? Chi sto uccidendo in realtà? Chi desidero raggiungere con la morte, con la malattia? Dove mi porta per ‘amore’ il mio sguardo? Sono io che sto sgridando mia figlia o è mia madre che sta sgridando me da piccola?» Domandiamoci: <Io sto riproponendo con i miei figli la stessa educazione che ho ricevuto di cui non ne ero soddisfatto?>

Se compio un’azione criminale e mi rinchiudono nel carcere, da chi in realtà vorrei essere rinchiuso, abbracciato, stretto, coccolato? Perché vorrei essere preso (arrestato)? Da chi in realtà vorrei essere preso, abbracciato? Vorrei essere rinchiuso per incontrare chi? Con chi vorrei essere rinchiuso? Chi vorrei ritrovare in “carcere”, cioè in un luogo piccolo, buio, “intimo”? Che colpa inconscia desidero espiare? Ma anche il contrario: da quale relazione sto scappando? Quale relazione mi spaventa? Chi non ho ancora trovato e lo/la sto cercando in ciò che faccio o non faccio? Ricordate: Violenza e Amore. Per ‘amore’ di chi sto facendo ciò che faccio? Per amore di chi vorrei essere preso? Per amore di chi faccio il violento? Posso anche chiedermi: considero la mia vita così inutile da finire il resto dei miei giorni in una cella? Mi sento di dover espiare una colpa a tal punto da uccidere e andare in galera per il resto dei miei giorni? Cosa rappresenta per me la cella? Posso incontrare, trovare, far emergere chi sto cercando, cosa sto cercando, senza l’atto violento, senza il carcere? Sì! Le alternative ci sono.

La vendetta

Domandiamoci se io stesso ho subito delle violenze ed ora le voglio far subire ad altri per ‘vendicarmi’. Si lo posso fare ma il bisogno non è quello di vendicarsi, ma di avere comprensione e ascolto per la sofferenza subita che la vendetta non potrà mai dare. Quando una persona uccide e va in carcere, si ha ‘giustizia’, ma non è di ‘giustizia’ che si ha bisogno, ma di qualcuno che ascolti il dolore per il lutto subito, di questo si ha bisogno. La ‘giustizia’ del carnefice in carcere, non potrà mai darci.

Ognuno di voi che mi leggete e vi sentite e agite la violenza, potete chiedervi: «Voglio comprendere qualcosa? Desidero cambiare?» Tante persone sono convinte di essere violente e quindi sono convinte che non possono smettere di esserlo e questo è il più grande ostacolo al cambiamento.
Come vi ho scritto, cambiare significa investire energie, studiare, dedicare del tempo, amarsi di più, mettere in atto un processo autentico di cambiamento del pensiero, del linguaggio, dell’azione… non più violenta.
Ricordatevi che il nostro sistema ha bisogno di persone violente, ha bisogno di “crimini quotidiani”, (programma in onda su canale 9), ha bisogno di persone che credono di essere violente, altrimenti crolla tutto. La giustizia, insieme alla sanità e ai consumi, sono i tre pilastri che reggono la nostra società. Voi, se siete violenti, state facendo un favore a questo sistema, ne siete uno strumento che perpetua lo status quo e fa sì che questa modalità di violenza vada avanti, cioè con guerre e con crimini quotidiani che perpetuano e giustificano questo sistema: “perché ci sono le guerre? Perché l’uomo è violento per natura”.

Violenza: comprenderla e trasformarla Maurizio Cavagna

Cosa può nascondere la violenza

Ricordo in una Costellazione Familiare (pratica capace di rivelare i legami e le dinamiche che ci connettono al nostro sistema familiare ed anche gemellare che sul piano razionale non si ‘vedono’) in cui facevo il rappresentante, era presente in me molta rabbia e il movimento era quello di andare verso una donna e scagliarmisi contro. Poi, quando è stata inserita una persona che rappresentava un morto, tutto è cambiato. La mia rabbia si è trasformata in dolore e il mio sguardo è andato verso il morto e il mio corpo si è chinato su di lui e i miei occhi si sono inzuppati di lacrime.

Un padre aveva un figlio aggressivo che volevano espellerlo dalla scuola, poi…:

“”

…Dunque, la famiglia era seduta di fronte a me. Li guardo e vedo subito che la madre vuole morire. Per questo il figlio è aggressivo. Ho detto alla donna: «Se ti guardo, vedo che vuoi morire». Ha risposto: «Sì, lo so».

Bert Hellinger, L’amore dello spirito

Questa donna che voleva morire, durante la Costellazione era emerso che voleva seguire un suo ex fidanzato che amava molto, morto in un incidente. Ecco, anche queste cose posso esservi dietro un atto violento, mi ‘faccio’ uccidere per seguire qualcuno.

Ognuno fa il meglio che può

La vita ci offre sempre delle ‘portate’, ma quasi mai sono su un ‘piatto d’argento’ e la maggior parte delle persone rifiuta con il ‘piatto’ anche la portata che c’è dentro. Ora, il piatto che vi sto offrendo può sembrare un po’ ostico, un po’ inusuale, potete sentirvi indecisi, ma la portata è quella di prendervi del tempo per voi stesi per comprendere che non sono qui per condannare, per dare giudizi, ma per aiutare a comprendere e a trasformare qualcosa, perché la vita non è come diceva il poeta Salvatore Quasimodo: Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.
La vita possono essere molto più raggi, può essere addirittura un sole, può diventare un sole. Io cercherò di fare il mio meglio, cerco di fare il mio meglio con queste cose che sto scrivendo, che vi sto dicendo.