Processi di crescita

Il mio approccio

Sono nato in casa, il giardino, l’orto, le galline, i conigli, è stato l’ambiente con cui mi sono rapportato i primi anni di vita. Questa vicinanza con la natura, non l’ho mai abbandonata. Ho corso diversi anni in biciletta, su strada e ciclocross e ricordo il mio netto rifiuto ad assumere sostanze per aumentare le mie prestazioni e la mia volontà ad alimentarmi il più possibile in modo naturale. Ancora oggi coltivo, le patate in particolare, in modo manuale e pratico.

Quando è nato mio figlio, in accordo con mia moglie, abbiamo optato per l’allattamento al seno e a richiesta, cioè non seguendo orari, ma stando alle richieste naturali del bambino e questo supportati dalle consulenti della Lega per l’allattamento materno (La Leche League) alle quali ci eravamo avvicinati prima della nascita di Andrea. Consulenti alle quali anche quando mia moglie, per una mastite “molto seria e che se non si sblocca bisogna intervenire chirurgicamente”, mi ero rivolto. Ho creduto nelle consulenti e seguendo i loro consigli, praticamente facendo l’opposto di ciò che avevano detto in ospedale (interrompere l’allattamento e fasciarsi il senso), mia moglie era guarita dalla mastite e ha potuto allattare ancora nostro figlio. C’è la sua testimonianza a pagina 141 dell’edizione 2006 del libro L’arte dell’allattamento materno. Tutto questo per dire che un approccio il più possibile naturale alla vita è sempre stato un faro per me.

Aiutami a fare da solo” la famosa frase che riassume il metodo pedagogico di Maria Montessori, è ciò che in modo naturale è stato il mio approccio con mio figlio e nel mio lavoro come educatore, come Consuelor: ognuno di noi cerca di fare il meglio che può per sostenere la propria vita, per soddisfare i propri bisogni.

Ognuno di noi cerca di fare il meglio che può

Ognuno di noi cerca di fare il meglio che può con ‘il materiale’ che ha, cioè con l’esperienza acquisita, con gli studi fatti, con le conoscenze, con il modo in cui è stato educato, con l’amore con cui è cresciuto.

Ognuno, prende dai suoi genitori e poi dà nel momento in cui diventa lui stesso genitore. Più conoscenze e strumenti si hanno, più si ha la possibilità di metterli in pratica e poterne beneficiare. I vari corsi che ho fatto, in particolare la mia formazione con la Comunicazione Nonviolenta e con le Costellazioni Familiari, mi hanno permesso di conoscere sempre più me stesso e quindi anche poter offrire supporto ad altri.

Maurizio Cavagna

La relazione

Mi concentro sulla relazione genitore bambino. Ognuno di noi vuole essere di aiuto per gli altri, sentirsi ‘importante’, indispensabile, specie per il proprio figlio. E’ importante tenere separati i propri bisogni da quelli del figlio. Il bambino desidera giocare, sperimentare, ma la mamma è stanca? Bene, allora qualcun altro della famiglia può seguire il bambino e continuare a giocare con lui. Tanti bambini sono ‘piagnucoloni’, sono ‘capricciosi’ perché non vengono ascoltati e soddisfatti nei loro bisogni di gioco, di esprimersi a modo loro, di fare ciò che desiderano e non ciò che impongono gli adulti. E’ importante non ‘manipolare’ il bambino, cioè non ‘abbindolarlo’ per fargli fare ciò che vogliamo noi anziché seguirlo nei suoi desideri. Molte volte, senza accorgerci, scarichiamo sul bambino nostre paure, nostri dolori, nostre rabbie. Possiamo chiederci: <a chi sto rivolgendo quelle grida? Sono io che sto gridando a mia figlia o è mia madre da piccola che sta gridando a me?> Non dobbiamo colpevolizzare nessuno, è andata come è andata, ora le cose possono cambiare.

Cosa significa in concreto per me aiutami a fare da solo? Ad esempio, aspettare che sia il bambino a chiedere il cibo senza essere noi a dargliene. Cosa ci porta ad insistere affinché mangi? Ricordiamoci, ci siamo noi e poi c’è il bambino. In modo naturale, nessun bambino che sente la fame non cerca cibo e nessun bambino che si sente sazio, chiede cibo. Ma fin da piccoli, spesso alteriamo questo modo naturale di sentire la fame insistendo ed inibendo questa sensazione naturale. Chiediamoci perché? Forse noi stessi siamo stati forzati a mangiare? Il bambino, se deve scegliere tra gioco e cibo, a meno che non sia a digiuno da diverso tempo, sceglie il gioco.

Lasciamo lo spazio e il tempo al bambino per esprimersi prima di farlo noi, ascoltiamo ciò che vive, aiutiamolo con il nostro esempio. Una volta una madre mi ha chiesto. <Cosa posso fare, mia figlia non mi racconta quello che fa a scuola, non mi dice niente>. Io gli ho chiesto: <lei le racconta come è andata la sua giornata? Cosa ha fatto, come si è sentita, è stata felice, si è arrabbiata?> Lei è rimasta ferma e zitta, poi mi ha risposto: <No>. I bambini imparano per imitazione oltre al loro modo naturale di essere curiosi, di esseri dotati di immaginazione, di voler sperimentare, di essere entusiasti, di voler essere felici, di voler scoprire le cose che lo circondano. Non credo che nessun bambino è provvisto dell’obbedienza cieca, pronta ed assoluta, che molti educatori e genitori vorrebbero, poi, poi con l’educazione…

I bisogni dell’essere umano

I bisogni sono comuni ad ogni essere umano. Ad esempio tutti hanno bisogno di nutrimento, ascolto, autonomia. E’ importante e fondamentale riuscire a comprendere i propri bisogni perché poi le strategie per poterli soddisfare possono essere svariate. I conflitti, spesso non nascono tra bisogni, ma tra le strategie per soddisfarli.

Ci sono tre bisogni importanti che ogni essere umano vorrebbe soddisfare:

Bisogni di autonomia, ricordo la celebre frase di Maria Montessori (educatrice, pedagogista, filosofa, medico, neuropsichiatra infantile italiana; c’era la sua foto sulle mille lire di una volta) “Aiutami a fare da solo”. Quante volte abbiamo ascoltato dai bambini questa frase: “faccio io!”;

Bisogni di libertà di scelta, riporto ancora una frase di Montessori “La libertà di scelta è stata la prima delle condizioni essenziali nel mio concetto di educazione”;

Bisogno di libertà di strategia, cioè scegliere come realizzare ciò che desidero.

I bisogni primari dei bambini sono: Nutrimento; Comprensione; Protezione; Contenimento; Indirizzo.

Processi di crescita Maurizio Cavagna

Interdipendenza

Ricordiamoci che autonomia, non significa indipendenza. Tutti noi siamo interdipendenti, cioè dipendiamo per certe cose dagli altri. Io sto scrivendo grazie ad un computer; grazie a qualcuno che mi fornisce elettricità; sono vestito grazie a qualcuno che ha confezionato una maglia, grazie a qualcuno che ha coltivato del cibo che ho mangiato. Voi state leggendo grazie a me che ho scritto delle cose. Tutti noi abbiamo un certo grado di autonomia, ma tutti siamo interdipendenti. Questo ci dovrebbe far riflettere su quanto siano importanti gli altri, la relazione con gli altri e quindi il rispetto e la gratitudine per ciò che fanno. Ricordiamoci che il nostro benessere e quello degli altri, sono una cosa sola. Non possiamo vincere a scapito degli altri, vincere a scapito di nostro figlio.

Vi racconto una storia

BELLA FACCIA

Quando facevo l’educatore, un po’ di anni fa, ero il referente di Chiara, una ragazza molto agitata. Avevamo tutti i camici e camicie strappate da lei, oltre ad avere i segni delle sue unghiate sulle braccia.

A volte spaccava porte, staccava i battiscopa dalle pareti, era davvero molto difficile da gestire. Aveva comportamenti tipici degli animali, gatti e cani: si metteva a ‘cuccia’ negli angoli delle stanze, andava sui davanzali come i gatti e si sdraiava. Probabilmente lo aveva appreso da piccola stando a casa da sola in alcuni periodi della giornata, mentre la mamma, come lei stessa ci disse, era al lavoro; sola, con cane e gatto.

Spesso faceva disegni che poi stracciava subito, dicendo che nel luogo dove era prima gli dicevano che non sapeva disegnare; io, invece, dicevo che a me piacevano e li andavo a raccogliere nel cestino, li nastravo, ricomponendoli, e li attaccavo alla parete. Lei regolarmente li prendeva e li strappava di nuovo e io regolarmente li riattaccavo senza dire niente. Un giorno, era seduta sulla panchina che non voleva uscire: era programmato di andare in piscina con altri suoi compagni.

Io ricordo che mi avvicinai e istintivamente le presi il suo volto con le mani e le dissi: «Chiara, bella faccia», stringendole le guance con le mie mani, «vieni anche tu, esci con noi». Quel gesto fu l’inizio di un cambiamento. Periodicamente, sempre più spesso, mi si avvicinava e con voce tremolante mi diceva: «Maurizio, mi fai una bella faccia?» E io, così facevo: le prendevo il volto con le mie mani e le stringevo le guance e lei con le sue mani, le sovrapponeva alle mie e stringeva ulteriormente le mie mani alla sua faccia e io le dicevo: «Bella faccia». Anche i rapporti con gli altri colleghi cominciarono a cambiare.

Un giorno, fece un disegno, ma non lo stracciò, «tieni disse, è per te», e me lo regalò. Dietro c’era scritto: «Maurizio ti voglio tanto bene Chiara».

Dobbiamo costruire futuri uomini e donne responsabili, desiderosi di cooperare, rispettosi di sé stessi e degli altri, dell’ambiente, che prediligano il dialogo alla violenza, la comprensione alla punizione. Abbiamo questo impegno da adulti. Ricordiamoci che le guerre si fanno per avere la supremazia su altri, le guerre si fanno educando persone ad obbedire e già don Milani nel 1965 asseriva che l’obbedienza non è più una virtù. Le regole servono, sono uno strumento per convivere civilmente, l’importante che non diventino una minaccia, un ricatto affettivo, qualcuno già un po’ di anni fa aveva detto che l’uomo viene prima della legge.

Che futuro uomo sto ‘costruendo’? Un futuro uomo che vorrà diventare Ministro della Difesa, cioè come ha detto ultimamente in modo più appropriato e veritiero il Presidente Americano Trump, Ministero della guerra o che magari desideri istituire un Ministero della Pace? Che cooperi per un bene comune o cooperi per un bene di pochi a scapito di altri?

Osserviamo le piante potate, anche noi veniamo ‘potati’

Intanto una cosa che non è conosciuta da molti, le piante non vanno potate se non all’inizio, quando sono giovani, ‘per impostarle’, poi si lasciano alla crescita naturale. In natura le piante crescono in modo spontaneo, connaturate alla loro specie naturale, nessuno le pota. Si potano le piante da frutto per equilibrare e stimolare una maggiore fruttificazione, ma le piante di alto fusto non andrebbero potate. E invece noi vediamo, anche nelle scuole dove si dovrebbe fare cultura, questo scempio delle potature. Ecco osserviamo un albero potato in inverno, la sua struttura, la sua disarmonica figura: un tronco grosso, adulto, con pochi rami grossi o piccoli quando la potatura è stata ‘selvaggia’; poi paragoniamola a noi, a quanto siamo stati ‘potati’:
“”

Vorrei ricordare ai genitori le parole di un famoso pedagogo olandese: “ogni bambino è un principe della luce che poi con l’educazione diventa una sorta di cretino”. In tanti anni di lavoro mi è capitato di vedere molti ragazzini, quasi tutti, dotati di immaginazione, coraggio, sete di conoscere, e pochi, quasi nessuno, provvisti della virtù di quell’obbedienza cieca, pronta e assoluta che molti educatori e genitori vorrebbero. Ma poi, mediante l’educazione, sono stati corretti, svuotati, di immaginazione e di coraggio e riempiti di obbedienza. Voglio dire che bisogna fare in modo che ogni persona, anche in età infantile, sia libera di essere ciò che è e non subisca quel processo di smantellamento della libertà a cui tutti continuiamo ad essere sottoposti.

Marcello Bernardi - pediatra, pedagogista e saggista italiano

Non diamo etichette

Non fare il ‘timido’, non fare il ‘vergognoso’, non fare il ‘monello’, quante volte abbiamo ascoltato e forse anche detto queste cose? Ricordo ad un corso l’intervento di un uomo, forse più che quarant’enne, esordire con il pronunciare: <Sa, io sono un timido … >. Quando, le avevano messo questa etichetta? A che anni aveva sentito dirsi questa definizione da portarsela dietro per tutti quegli anni? Fermiamoci un attimo, forse anche noi stessi abbiamo subito questi giudizi, ma ricordiamoci che è una profezia che si autorealizza: se mi considerano ‘monello’, faccio il ‘monello’, se mi considerano ‘timido’ faccio il ‘timido’, l’ho verificato più volte nelle mie consulenze. Ma ci sono anche etichette più pericolose: Avevo ormai la mente da criminale. Questa frase l’ho tratta da un’esperienza di un giovane dove appare chiaro che il pensare e l’agire e l’essere considerato un criminale agisce in modo profondo e alla fine ci si comporta da criminale se non si hanno aiuti concreti che vanno in un’altra direzione.

Maurizio Cavagna

L’importanza di fare esperienze ‘positive’, piacevoli.

Ricordo che quando ci sono blocchi emotivi, l’apprendimento è difficile e quando si apprendono delle nozioni, se le apprendiamo attraverso la paura, ogni volta che accediamo a quella nozione, accediamo anche alla paura con la quale l’abbiamo appresa. Quindi è fondamentale apprendere attraverso la gioia, la serenità, la non paura del giudizio, dell’errore, perché altrimenti insieme all’apprendimento ci porteremo dietro anche queste emozioni.

C’è poi da notare che le nostre cellule se facciamo esperienze di gioia, di piacere, saranno ‘marcate’ con la gioia, con il piacere e da adulti, andremo a ricercare esperienze di piacere. Se al contrario da piccoli facciamo esperienza di ‘sofferenza’, il nostro corpo sarà ‘informato’ con esperienze di sofferenza e se da adulto non le andremo a riprendere e a trasformare, a nostra volta andremo a ricercare e a far vivere ad altri queste esperienze di sofferenza.

La violenza

Viviamo in una società violenta, in una cultura che predica la violenza. Basta guardare un film qualsiasi dove sono sempre presenti crimini, violenze e dove la punizione, la sofferenza viene giustificata. Dobbiamo andare verso una società meno violenta. Ogni comportamento violento, fin da piccolo, è sempre preceduto da segnali che si possono cogliere dando ascolto e trasformando questi segnali in azioni rispettose di se e degli altri. Le conoscenze ci sono, basta metterle in pratica. Contattatemi.

Interventi

Alla luce di ciò che avete letto, avrete compreso il mio approccio centrato sull’ascolto dei bisogni del bambino e su quelli dell’adolescente. Trovare insieme, con quelli dell’adulto, genitore, modi di gestire le differenze, nel rispetto reciproco, non nell’obbedienza cieca, non nella punizione. Più si punisce più si rende violento il mondo e il mondo è già fin troppo violento, lo vediamo ed ascoltiamo ogni giorno. Le mie consulenze possono essere a domicilio, con zoom o con corsi in presenza.

Vi faccio un esempio di un mio tipo di intervento

In questa sezione presento un esempio concreto di come analizzo le notizie e gli episodi di cronaca legati alla violenza. Attraverso un approccio empatico e di lettura dei bisogni nascosti dietro i comportamenti, mostro come sia possibile trasformare la narrazione del “crimine” in un’occasione di comprensione e crescita collettiva.